Oltre la mostra storica,
infatti,
come è tradizione di
Cortonantiquaria , una mini
mostra collaterale che farà parlare, lasciando aperto il campo alle diverse posizioni, vivacizzando il dibattito sulle attribuzioni, tanto da fare anche quest'anno, come è stato nelle ultime edizioni, di
Cortonantiquaria un tavolo di dibattito puntuale su metodologie, criteri e tecniche relative al tema dell'attribuzione.
Lungi dal prendere posizione, la mostra diventa così un ulteriore spunto per venire a vedere, percepire l'affascinante momento del dubbio, cogliere un particolare rivelatore, prendere eventualmente posizione, dare il proprio parere come in una sorta di “gioco” intrigante al riconoscimento.
Lo “
scoop” di quest'anno, se così possiamo definirlo, è la mostra
L'IRRESISTIBILE INCANTO. GUIDO RENI INEDITO NELLA CORTONA DEL ‘600 .
L'attenzione verso il Seicento si allarga anche oltre Guido Reni e vista la presenza di tante opere di autori bolognesi in tutto il territorio cortonese, ecco quest'anno un intrigante
itinerario fuori mostra nel Seicento tra chiese, musei e ville private che permetterà di ammirare opere di
Giuseppe Maria Crespi (1665-1747),
Giovan Battista Grati (1681-1758),
Giampietro Zanotti (1674 – 1765).
Ciò, oltre che elemento di assoluta novità, rappresenta un ulteriore modo per legare la mostra al territorio contribuendo a rendere
Cortonantiquaria un evento imperdibile oltrechè inimitabile, in grado di valorizzare ulteriormente un patrimonio e un'offerta culturale di per sé già molto ricca.
NOTA ITINERARIO DEL ‘600 E
PERIZIA ANCHE IN ALLEGATO
GUIDO RENI (Bologna, 1575 – 1642)
“Le lacrime di San Pietro”
olio su tela, in eccellente stato conservativo
1628-1630 circa
Roma, collezione privata
Guido Reni è uno degli esponenti di maggiore interesse culturale nel contesto del “classicismo” europeo del XVII secolo. La sua formazione ha luogo in patria, in un primo tempo presso la bottega del fiammingo Denys Calvaert, quindi, sempre a Bologna, presso l'innovativa Accademia detta degli “Incamminati” cui presiedevano Ludovico Carracci e i suoi due cugini, pure pittori, Agostino e suo fratello minore Annibale.
Guido è in rapporti con loro e, tra il 1598 e il 1608 è a Roma, dapprima con l'equipe di Annibale (comprendente, tra gli altri l'Albani e il Domenichino), impegnata nella decorazione della galleria di Palazzo Farnese, su commissione del Cardinale Odoardo; quindi, protetto dal Cardinal-Nipote del nuovo Pontefice, Paolo V Borghese, vale a dire Scipione Borghese, ottiene numerose commissioni, tra le quali rammento il ciclo di Santa Cecilia in Trastevere, le Sale delle “Nozze Aldobrandini” in Vaticano; gli affreschi per le cappelle di Sant'Andrea e Santa Silvia in San Gregorio al Celio, nonché interventi nella Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore, quindi in quelle dell'Annunciazione nel Palazzo papale del Quirinale.
Tornato a Bologna continua la personale produzione di “tele chiesastiche” e “da stanza” (ossia “da cavalletto”). Tra queste debbono rientrare alcune significative “invenzioni” iconografiche quali resteranno negli “standard” per la morfologia di timbro devozionale classicistico-barocco, sicchè costituiranno la concreta alternativa al “naturalismo” chiaroscurato e drammatico del Caravaggio e dei suoi seguaci manfrediani e internazionali.
Tra le icone reniane ricordo la “Maddalena penitente”; il “San Gerolamo” e il “Cristo coronato di spine”, nonché il “San Pietro penitente”.
Di quest'ultima iconografia sono note diverse redazioni, sia autografe che di bottega, a testimoniare il successo riscontrato dalla precedente immagine. Tra le autografe segnalo la stesura (olio su tela, cm 73,5 x 58), in collezione privata di Milano (cfr. bibliografia), databile 1628-1630 circa e la ripresa (olio su tela, cm 73 x 56), appartenente alle raccolte dell'Ermitage di San Pietroburgo (Russia), databile al 1635.
Distinguendo le differenze nell'intonazione cromatico-chiaroscurale, il compianto “specialista” del Reni, prof. Steve Pepper, rilevava la precedenza esecutiva della stesura milanese, cui, in seguito sarebbe subentrata la soluzione più materica della versione russa. Qui, l'incidenza Luministica aveva ulteriormente focalizzato la diluizione formale nel confronto con quella milanese che risentiva di un più marcato interesse per i dettagli e i volumi memori del Caravaggismo. Tali connotati sono ancor più recepiti dal modello vivente che ha posato per la stesura “sub judice” infatti, a mio avviso, quest'ultima costituisce una versione intermedia dell'iconografia reniana in oggetto. La puntualizzazione miologica del collo e delle rughe del volto sono esemplari del diverso interesse del Reni nella contemporanea esecuzione della presente tela. La sua qualità è ulteriormente evidenziata dall'estrema cura con cui la figura è immersa nell'atmosfera e il luminismo costruisce i panreggi della giubba e del mantello del santo, più dispersi nell'atmosfera del quadro russo. Segnalo, infine, come dalla stesura in esame derivi (sebbene con un più marcato chiaroscuro) una versione (Roma, collezione Di Loreto) redatta da Simone Cantarini-Pesarese, allievo di Reni, che, pertanto, deve condurla in base alla tela in esame, verosimilmente, forse, conservata nella bottega reniana quale “exemplum” o “promemoria” per eventuali, ulteriori commissioni. La trascrizione di Cantarini potrebbe suggerirne la funzione di rimpiazzo dell'originale del Reni a seguito della vendita di quest'ultima composizione.
Prof. Maurizio Marini
Bibliografia
Cfr. S. Pepper, “Guido Reni – l'Opera completa”, Novara, 1988, cat. nn. 36;37, pp. 339; tavv.25;26